Come sanificare i locali

Il punto 4 del Protocollo 24 aprile 2020, recepito nell’allegato 6 del Dpcm 26 Aprile 2020 (attualmente sostituito con l’allegato 12 del Dpcm 17 Maggio 2020), ha chiarito cosa si intende per “SANIFICAZIONE DEGLI AMBIENTI NON SANITARI“.

Differenza tra “pulizia” e “sanificazione” dei locali:

La pulizia viene fatta con acqua e sapone o comuni detergenti.

La sanificazione è un intervento che elimina batteri e agenti contaminanti ed è il passo successivo alla pulizia. La sanificazione deve essere fatta come da indicazioni contenute nella Circolare 5.443 del Ministero della Salute del 22 febbraio 2020 e che individua le misure di igiene da prendere nei locali dove siano state presenti persone contagiate da Covid-19.

Per quanto riguarda l’attività di sanificazione/decontaminazione dei locali durante questa emergenza, si seguono a oggi le prescrizioni di cui la Circolare 5.443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute (scaricala qui) e la Circolare n. 3.190 del 3 febbraio 2020, secondo le quali occorre adottare le comuni misure preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria, e in particolare:

  • lavarsi frequentemente le mani;
  • porre attenzione all’igiene delle superfici;
  • evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali;
  • adottare ogni ulteriore misura di prevenzione dettata dal datore di lavoro.

La sanificazione/decontaminazione deve avvenire utilizzando i DETERGENTI PER LA NORMALE PULIZIA DEL NEGOZIO E DELLE SUPERFICI ESPOSTE (con particolare attenzione ai camerini, maniglie delle porte, cassa, vetrine, servizi igienici, ecc…) e successivamente deve essere fatto un secondo passaggio con i DISINFETTANTI CONTENENTI:

  • IPOCLORITO DI SODIO (0,1%): soluzione tra acqua e candeggina allo 0,1% che significa, ad esempio, che – per un litro di prodotto – servono 10 ml di candeggina e 990 ml di acqua;

OPPURE

  • ETANOLO al 75%: ad esempio, per un litro, serve combinare 75 parti di alcol etilico e 25 di detergente neutro.

Precisiamo che non è necessario chiedere interventi di terzi per la pulizia e la sanificazione

 

NEWS
Circolare 17.644

del 22 Maggio 2020

La recente Circolare 17.644 del 22 Maggio 2020 contiene “Indicazioni per l’attuazione di misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 attraverso procedure di sanificazione di strutture non sanitarie (superfici, ambienti interni) e abbigliamento“.

 

La circolare approfondisce i seguenti temi:

  • Valutazione del contesto
  • Definizione di sanificazione
  • Misure organizzative
  • Attività di sanificazione in ambiente chiuso
  • Procedure di pulizia e sanificazione per ambienti esterni di pertinenza
  • Tipologia di disinfettanti
  • Abbigliamento e materiali tessili
  • Procedure di sanificazione riconducibili a OZONO, CLORO ATTIVO generati in-situ, PEROSSIDO D’IDROGENO applicato mediante vaporizzazione/aerosolizzazione

Per quanto riguarda il tema della sanificazione di ABBIGLIAMENTO E MATERIALI TESSILI, si segnala che – come già indicato nelle Linee Guida di Federazione Moda Italia per la ripresa – si tratta di BUONE PRASSI, RACCOMANDAZIONI, SUGGERIMENTI da attuare sulla scorta delle specifiche esigenze dei singoli negozi di moda e NON DI OBBLIGHI DI LEGGE, riconducibili invece al DPCM del 17 maggio e successive integrazioni.

La Circolare n. 17.644, infatti, contiene NUMEROSE INDICAZIONI AL CONDIZIONALE a conferma della mera natura di RACCOMANDAZIONI, eccezion fatta per la SANIFICAZIONE DEI CAMERINI (pulizia e disinfezione superfici esposte) che DEVE essere effettuata in ragione della frequenza di utilizzo.

“Dopo la ripresa dell’attività, per gli ambienti chiusi sottoposti a NOTEVOLI AFFLUSSI DI PUBBLICO e contenenti materiali con esigenze di disinfezione aggiuntive per i CAPI DI ABBIGLIAMENTO, è opportuno programmare trattamenti giornalieri, o comunque a cadenza regolare definita.

Il rispetto di alcune buone prassi previste per il comportamento delle persone (uso di guanti e dispenser con gel idroalcolici all’ingresso delle cabine di provaimpedire contatto con la merce esposta senza guantiPOTENZIEREBBE gli effetti della sanificazione periodica dei locali; insieme LIMITEREBBERO la diffusione del virus anche nel caso in cui nei negozi di abbigliamento fosse offerta la possibilità di indossare il capo per prova.

camerini DEVONO essere sanificati (pulizia e disinfezione delle superfici esposte) in ragione della frequenza del loro utilizzo.

Il vapore secco SEMBRA ESSERE il metodo CONSIGLIABILE per la sanificazione degli abiti.

L’utilizzo di prodotti chimici è SCORAGGIATO per motivi legati alla stabilità dei colori, alle caratteristiche delle fibre ed al potenziale impatto eco tossicologico.

Le radiazioni ionizzanti sono DIFFICILMENTE esportabili a livello di attività commerciale: le lampade UV-C POTREBBERO essere un buon compromesso per costo-efficacia e rapidità d’uso, MA non per tutti i capi d’abbigliamento (ad es., è sconsigliato per biancheria trattata con sbiancanti ottici e per abiti in fibre naturali dai colori accesi o intensi).

Il lavaggio dei capi, sia in acqua con normali detergenti oppure a secco presso le lavanderie professionali, è certamente una BUONA PRASSI in grado di rispondere alle esigenze di sanificazione, MA rappresenta un processo di MANUTENZIONE STRAORDINARIO“.

SCARICA LA CIRCOLARE COMPLETA

 

Credito d’imposta

Si ricorda, inoltre, che è previsto un contributo statale sotto forma di credito d’imposta del 50% dei costi sostenuti nel 2020 per gli acquisti relativi alla sanificazione degli ambienti di lavoro fino a un importo di 20mila euro.
Oltre alle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, l’art. 30 del Decreto Legge n. 23 dell’8 aprile 2020 (“Decreto Liquidità”) ha incluso le spese sostenute per i detergenti per le mani, i disinfettanti e i dispositivi di protezione individuale (ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari).
È altresì oggetto di contributo anche l’acquisto e l’installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale (quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi). Sono, inoltre, allo studio bandi di finanziamento da parte delle Regioni e delle Camere di Commercio per sostenere le imprese in questo difficile momento.

 

Bando Invitalia

Si ricorda che, in attuazione all’art. 43, comma 1 del Decreto legge n° 18 ( cd. Cura Italia), è stato pubblicato un bando da Invitalia per ottenere il rimborso delle spese sostenute dalle aziende per l’acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale per il personale interno,  finalizzati al contenimento e al contrasto dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

Bando “Safe working”

Infine si informa che è prossima l’uscita di un bando di Regione Lombardia, denominato “Safe-Working – Io Riapro Sicuro”, che prevede l’erogazione di un contributo a fondo perduto fino al 60% per le piccole imprese e fino al 70% per le microimprese a fronte di un investimento minimo di e 2.000 (con un contributo massimo di € 25.000), per l’acquisto non solo di DPI ma anche per l’acquisto di macchinari, attrezzature e apparecchiature relative alla sanificazione aziendale.

 

Per organizzare la riapertura a norma di legge, si consiglia di consultare anche le altre sezioni “Chi può aprire“, “Come riaprire” e “Modulistica da stampare“.

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